L'universo sciasciano delle arti figurative: “un sistema di conoscenza dal fisico al metafisico”
Giuseppe Cipolla
«Mi piacciono i pittori che nel loro immediato rapporto con la realtà, le forme, i colori, la luce, sottendono la ricerca di una mediazione intellettuale, culturale, letteraria. I pittori di memoria. I pittori riflessivi. I pittori speculativi. Un sistema di conoscenza che va dalla realtà alla surrealtà, dal fisico al metasico» .
Si potrebbe partire da questa apparentemente semplice “dichiarazione di intenti” per comprendere l'intricato e, per molti versi, insondato universo sciasciano che scaturisce dal suo ininterrotto rapporto con le arti figurative. Frase che si erge quasi a paradigma del gusto estetico dello scrittore racalmutese, e che trova riscontro nell'arcipelago vastissimo rappresentato dai suoi interessi in questo campo.
Dalla passione per le stampe e la grafica in genere - come attesta la cospicua collezione della Fondazione Sciascia a Racalmuto, dove si conservano più di duecento disegni e incisioni con i ritratti degli scrittori da lui più amati dal Cinquecento al Novecento, raccolti nei numerosi viaggi e soggiorni a Parigi, Milano, Torino, Parma, Firenze e Roma - alla vasta produzione di scritti d'arte articolatasi attraverso la critica d’arte militante in presentazioni, cataloghi di mostre, nella stampa periodica e nelle riviste d'arte, e su argomenti quali scultura, pittura, disegno, incisione, architettura e fotografia . Dall’interesse per l’arte moderna in Sicilia, e basti citare la lettura sociologica sul Ritratto di Ignoto di Antonello da Messina del Museo Mandralisca di Cefalù , o gli scritti dedicati a Francesco Laurana, Caravaggio , Filippo Paladini e Pietro d'Asaro ; ai rapporti con l'arte contemporanea, come attestano i legami con artisti quali Savinio, De Chirico, Guttuso, Bruno Caruso, Emilio Greco, Fabrizio Clerici e tanti altri.
Si ricordi, inoltre, l'attività, poco nota, di Sciascia, come critico e direttore della rivista “Galleria: rassegna bimestrale di cultura”, da lui fondata nel 1949 assieme a Mario Petrucciani e Jole Tornelli ed edita da Salvatore Sciascia a Caltanissetta, che annoverava tra i suoi collaboratori Pier Paolo Pasolini, Alberto Moravia, Mario Praz, Emilio Cecchi, Ferruccio Ulivi, Enrico Falqui; e storici e critici d’arte, tra cui Roberto Longhi, Carlo Ludovico Ragghianti, Roberto Salvini, Cesare Brandi, Giulio Carlo Argan e Federico Zeri. Nomi che testimoniano la sensibilità del periodico per le arti visive, a dimostrazione dei legami esistenti nella seconda metà del Novecento tra critica letteraria e critica d’arte. Di orientamento politico e culturale spiccatamente antifascista, la rivista, ispirata fortemente da Sciascia, si affacciava nel clima culturale del dopoguerra inserendosi nel dibattito sul realismo con una posizione in parte critica nei confronti del neorealismo, specialmente quello più politicizzato, promuovendo invece una cultura libera da ogni paternalismo politico e improntata sull'autonomia della letteratura e delle arti, nel solco comunque della tradizione realistica, riconosciuta in scrittori come Alvaro, Bontempelli, Brancati, Jovine, Moravia, Savinio, Vittorini e Zavattini, rivendicando il valore espressivo del linguaggio letterario. In ambito figurativo, queste posizioni si rispecchiavano nell'adesione iniziale al realismo sociale di Renato Guttuso e Giuseppe Migneco del gruppo di “Corrente”, del quale però Sciascia non condivideva l'estremismo politico, e poi successivamente nell'interesse verso le esperienze più libere, orientate tra figurativismo simbolico ed espressionismo lirico, di Bruno Caruso, o verso il linguaggio visionario di ascendenza metafisica di Alberto Savinio e Fabrizio Clerici.
Un discorso a parte meriterebbe la passione di Sciascia per l'incisione, dove, dai nomi degli incisori da lui più amati, da Luigi Bartolini a Mario Calandri a Mino Maccari a Tono Zancanaro, emerge una predilezione per un gusto che si muove tra recupero della tradizione naturalistica dell'arte moderna e linguaggi a volte di matrice neosimbolista o neoespressionista, ma sempre votati a intenti narrativi. Non è un caso che molti degli artisti prediletti da Sciascia, fossero anche scrittori, come nel caso di Savinio, Caruso, Trombadori e altri, personaggi che affascinavano Sciascia per il loro “dilettantismo” stendhaliano, per il loro “peregrinare nel mondo con spirito universalistico”.
Quasi come compensazione metafisica, inoltre, nei suoi romanzi, egli ha spesso incastonato nella narrazione improvvise apparizioni di immagini tratte dal patrimonio artistico mondiale: dal “tableau vivant” erotico composto dal protagonista Di Blasi e dalla sua amante nel Consiglio d’Egitto (1963), che rimanda alle scene galanti dei dipinti di Boucher; alla presenza della Tentazione di Sant’Antonio di Rutilio Manetti e della Zattera della Medusa di Géricault in Todo Modo (1974), dove il protagonista è un pittore anonimo; alla nota incisione di Dürer ne’ Il cavaliere e la morte (1988); al quadro rubato, allusivo al furto della Natività di Caravaggio dell’Oratorio di San Lorenzo di Palermo, in Una storia semplice (1989). O della cura con cui sceglieva le copertine dei suoi libri: e va citata almeno la xilografia di Fèlix Vallotton, La paresse, che adorna la copertina di Cruciverba, anticipando il contenuto del libro.
Sono elementi che riflettono, nel loro insieme, il goût esthétique di Sciascia in ambito figurativo. Lo scrittore non ha mai nascosto la propria ostilità verso l'arte d'avanguardia o astratta, manifestando invece il suo interesse per tutte le esperienze contemporanee che andavano verso il recupero del figurativismo; per Sciascia l'arte moderna non coincide con la radicale sovversione dell'arte, bensì con l'esplorazione di nuove possibilità espressive, che restino però sempre nell'ambito della letteratura come comunicazione, come espressione di idee, e non di ideologie rigide e dogmatiche.
Dal relalismo rinascimentale di Antonello e Laurana, a quello seicentesco di Caravaggio e Pietro d'Asaro, a quello socialista di Guttuso e Migneco, Sciascia passa quasi senza soluzione di continuità da interessi per il linguaggio metafisico di Savinio e De Chirico, al neosimbolismo narrativo di Caruso, per finire con la reintepretazione tutta intellettuale neo-surrealista di Clerici. Si può tracciare quindi una linea di orientamento estetico nell'universo sciasciano delle arti figurative, che egli stesso definisce un “sistema di conoscenza”, che va dal fisico al metafisico, sulla base di un figurativismo pittorico caratterizzato da due elementi indissolubili: la memoria e la rappresentazione, aspetti che accomunano, per Sciascia, le arti visive alla letteratura.
Autore: GiuseppeCipolla -  
Data di pubblicazione: 07/09/2011
Categoria: Ambiente
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