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FOCUS E ARTICOLI DI INTERESSE

Il Linguaggio



Ad un certo punto della preistoria, in una notte di luna piena, l'uomo primitivo si ritrovò sulla riva del mare. Raccolse da terra un bastone portato a riva dalle onde, e, con quel bastone, tracciò un segno circolare sulla sabbia, poi rivolgendosi verso quella che presumibilmente era la sua compagna, indicò il cerchio della Luna. Questo aneddoto, che per esigenze di copione, voglio pensare come romantico, è la prima pietra di questo grande edificio costituito dal linguaggio, attraverso il quale ha potuto svilupparsi la storia dell'uomo.

Accertato che i primi documentati tentativi di descrivere il reale furono pittorici e non verbali, per comprendere meglio il cammino dell'uomo che conduce fino ai nostri giorni, diventa in qualche modo necessario addentrarci nelle ansie che dovevano essere radicate in un individuo che, quando veniva la notte, non sapeva se tornava il giorno. Nel momento in cui l’uomo tracciò quel segno sulla sabbia, si ritrovò immerso non soltanto in un mondo della natura che non conosceva e che anzi temeva, si trovò immerso in un mondo fatto di linguaggio. Gli oggetti, per noi, sono le parole che li esprimono, i pensieri, sono le parole attraverso le quali pensare. Nel corso del tempo abbiamo dato significato alle cose e questi significati ci vengono restituiti e ci parlano alla luce di quello che ci abbiamo sedimentato sopra. L'uomo che percorre l'esaltante strada del progresso tende ad appropriarsi dei linguaggi del mondo. E’ così che la natura dapprima ostile è diventata una natura che ci parla. La nostra esistenza è diversa da quella del nostro simile che quando incontrava un animale non sapeva se era erbivoro o carnivoro o che quando si trovava di fronte ad un fenomeno naturale non sapeva se gioirne o provarne terrore. Da quei giorni sono cambiate tante cose e molte delle incertezze che lastricavano la strada dell'uomo hanno trovato soluzione. Si sono andate affinando le tecniche che hanno reso possibile la definizione di una linea evolutiva; eppure si andava a cavallo al tempo dei faraoni e si è andati a cavallo fino a tutto l’Ottocento. Il progresso di cui siamo beneficiari è cosa recente. Il vero grande impulso di questa costante rivoluzione lo facciamo risalire di solito al Rinascimento; come data ci è venuto comodo farla coincidere con la scoperta dell'America (1492). Il percorso dell'uomo è più complesso di quanto una presunta linearità della storia possa lasciarci immaginare. Non tutti hanno potuto incamminarsi nel sentiero aperto dai maestri e non poche delle tribù di questo mondo, attualmente, sono all'interno dell'età del ferro.

Quando in pieno atteggiamento modernistico Picasso disse che tutte le epoche passate sono consegnate alla storia, mentre quella primitiva respira dentro di noi, intendeva sollevare una affermazione di valore che trova riscontro in quanto è stato detto a proposito del denominatore comune di tutte le civiltà del mondo, siano esse evolute o ancorate a stadi primitivi. Tutti abbiamo bisogno di mangiare, bere, fare l’amore, crescere i nostri figli, credere in qualcuno o in qualcosa. Da questo punto di vista, e non è un punto di vista marginale, tra noi e l'uomo primitivo non c'è alcuna differenza. Il cordone ombelicale che ci lega alle origini si salva costantemente attraverso i bisogni primari. E' proprio questo costante ritorno al passato che ci consente l'individuazione di punti fermi costituiti da autentici crocevia che, per comodità, chiamiamo rivoluzioni epocali. Primato linguistico. La vera grande rivoluzione per l'uomo avvenne quando, attraverso vari tentativi, scoprì di poter far conto sull'agricoltura. Circoscrivere un territorio non è soltanto compiere un'operazione sociale di carattere economico. E’ in primo luogo, dar vita ad una dimensione linguistica. L'albero incontrato durante la caccia non è lo stesso albero visto crescere all'interno di uno spazio delimitato. L'albero coltivato, da piccolo diventa grande: prima foglie minuscole di colore chiaro, poi l'albero cresce e si infittiscono i rami, le foglie si allargano ed i frutti aumentano di dimensione fino a completare il ciclo di crescita. L'albero perde infine le foglie, cade in letargo e si risveglia in primavera. Il “significante” albero, in questo caso, genera tanti significati, laddove invece l'albero incontrato durante l'esercizio della caccia, non conosciuto nel suo sviluppo, fa corrispondere ad un “significante” il significato del momento. In fondo la vera grande differenza che passa tra l’uomo ed ogni altro animale è nella capacità che l’uomo ha di far corrispondere ai “significanti” che ha a disposizione “significati” diversi. La differenza tra un musicista che compone musica ed un uccello che canta, non è nelle note che si mettono o nell'armonia che si ottiene. L'uccello che canta esprime un richiamo e quindi ad un “significante” fa corrispondere un solo “significato”, un musicista che compone musica, con sette note, fa tante altre cose, laddove l'animale resta a livello di segnale. Il linguaggio è valido in quanto esiste, non richiede alcun fondamento. Analizzarne livelli e comprenderne il funzionamento è senz'altro utile a chi deve farne un uso consapevole, ma per milioni di individui di diversa estrazione sociale e culturale che ne fanno uso per comunicare tra loro, è solo indispensabile che venga usato. D'altra parte, per questo ci è solo necessario nascere all'interno di una comunità. Dire che la diacronia si perfeziona nella sincronia è l'avere a che fare con forme linguistiche che si evolvono nell'adattarsi all'uso delle comunità sociali. I livelli del linguaggio. Il linguaggio è composto da “significante e significato”. Il bambino dice “mamma”: la parola “mamma” è il significante, il fatto che la mamma corra dal bambino quando viene chiamata, è il significato. La composizione del linguaggio è data da tre livelli: grammaticale, semantico e pragmatico. Semplifichiamo. Il bambino dice “mamma” e la mamma corre. La parola “mamma” è di livello grammaticale in quanto propria della lingua parlata dal bambino e dalla madre. Il bambino può chiamare la mamma per infinite ragioni; da un punto di vista grammaticale il bambino che dice “mamma” (perché è felice o perché ha paura) sono la stessa cosa, il come il bambino dice “mamma” sta ad indicare il livello semantico. Il livello pragmatico è dato da cosa il bambino vuole ottenere dicendo la parola “mamma”. Questi livelli sono propri di tutte le forme linguistiche fruibili e rappresentano la struttura del linguaggio, sia esso parlato che di altro genere. Vediamo se va meglio con un altro esempio. Il pittore dipinge un quadro tutto rosso. Il colore rosso è di livello grammaticale in quanto viene riconosciuto come colore rosso da chi guarda il quadro. L'artista decide di stendere il colore in maniera non uniforme: il come il pittore dipinge la tela è di valore semantico, il cosa vuole ottenere con il colore rosso ed il suo modo di utilizzarlo sul quadro è di livello pragmatico.

Le funzioni del linguaggio.

Non è finita, perché oltre che di tre livelli, il linguaggio si compone anche di due funzioni che corrispondono a quella comunicativa ed a quella espressiva. La funzione comunicativa rimanda ad un'intenzione chiara ed inequivocabile: può essere il linguaggio delle bandierine, il segnale di stop, quello di pericolo, il semaforo all'angolo della strada. La funzione puramente espressiva è un po' la nostra lingua personale quando vogliamo parlare a noi stessi senza farci capire dagli altri, è spesso il linguaggio dell'arte e della poesia, è il significante che si presta a molti significati, a differenza del linguaggio puramente comunicativo che fa corrispondere ad un significante un solo significato. Figuriamoci se il semaforo si prestasse ad una libera interpretazione da parte dell’autista, o se il segnale di pericolo fosse dipinto di rosa, che disastro.

l linguaggio con il quale comunichiamo nei diversi ambiti della vita quotidiana non è mai del tutto comunicativo o del tutto espressivo. Se fosse del tutto comunicativo sarebbe piatto, se fosse unicamente espressivo risulterebbe incomprensibile agli altri. Le due funzioni linguistiche sono fondamentali perché rappresentano il limite entro il quale tutto il linguaggio si muove. Ci si avvale di entrambe le funzioni alternandone l'efficacia. Esattamente come tra il bianco ed il nero sono comprese la chiarezza e l'oscurità, così le due funzioni rappresentano le sponde entro le quali corre il fiume del linguaggio. Comunicazione ed espressione sono concetti polari, come sono concetti polari alto e basso, bello e brutto, giorno e notte. Per comprendere quanto la nostra esistenza dipenda da questo spostamento all'interno delle funzioni limite, basta ricordare che per noi un pensiero che non ha un suo opposto non esiste. Quando non sappiamo il significato di una parola è perché non ne conosciamo il suo contrario. Abbiamo consapevolezza del bello perché sappiamo cos'è il brutto, diciamo di una persona che è intelligente sapendo cos’è la stupidità nelle persone, ci diciamo felici perché per una volta almeno nella vita siamo stati tristi. La tendenza linguistica, è quella di utilizzare entrambe le funzioni contemporaneamente facendo in modo che l'una non disattivi l'altra. La nostra è una aspirazione all'equilibrio, è un po' il solcare questo ipotetico fiume tenendoci equidistanti dalle sponde, salvo avere una capacità tale di movimento che ci consenta di recuperare velocemente eventuali squilibri.





Autore: FiorenzoMascagna
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Data di pubblicazione:
Categoria: Ambiente
Fonte: Teoria e psicologia del colore e della forma

 

 

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