Testimonianze dal mondo del lavoro: lavorare nel settore musicale

La redazione Artjob.it inaugura una nuova rubrica “Testimonianze dal mondo del lavoro” in cui intervistiamo o diamo spazio a chi lavora nell’affascinante mondo dell’arte e dei beni culturali.

Iniziamo con Lorenzo Tempesti, operatore esperto nel settore musicale, a lui abbiamo chiesto se c’è ancora spazio per lavorare nel campo della musica e quali siano le competenze necessarie per lavorare nel mondo della musica.

 

 

 

Ore 9 di un giorno festivo: un musicista si alza dal letto e, dopo aver recuperato lucidità dalla serata live finita neanche troppo tardi, si getta sui social. Per vendere si deve passare da lì, la musica è cambiata.

Sì, l’industria musicale ha subito cambiamenti profondi negli ultimi trent’anni. Fino agli anni ’80 il mercato ruotava intorno alle case discografiche: realtà industriali completamente dedite al ricavare guadagno dalle potenzialità di cantanti, musicisti e band. Dal punto di vista del consumatore, la scelta era limitata: i negozi di dischi offrivano le poche centinaia di titoli che erano spinti a livello nazionale da campagne sulle radio e sulle televisioni. Per emergere, il musicista sperava di essere notato da un talent scout in qualche esibizione live o cercava il supporto di piccoli produttori locali che offrivano un limitato supporto economico e qualche millantata conoscenza negli ambienti “giusti” di Milano. Altrimenti, si rifugiava nella sua piccola nicchia a livello locale o di sottocultura musicale, accontentandosi dei concerti nei pub e nei piccoli festival e delle vendite dei cd ai propri fans. Un destino che ancora oggi accomuna i più, con l’aggiunta dell’ingrediente Internet.

Le case discografiche non sono sparite: quelle grandi hanno limitato i loro investimenti a pochi progetti “sicuri”, soprattutto dal punto di vista dell’immagine, e raramente si sbilanciano nel proporre nuovi stili musicali, preferendo rimanere nelle calme acque del mainstream. Le piccole case discografiche invece sono diventate sempre più delle società di servizi in cui è il musicista a pagare per ottenere una registrazione di qualità decente e un po’ di pubblicità. Si è infine aggiunta l’epopea dei talent: un’arena in cui, alla ricerca dei proverbiali 15 minuti di notorietà, centinaia di artisti spendono un sacco di soldi in demo e trasferte e fare, alla fine, il vantaggio dei soliti noti. Ci guadagnano soprattutto le reti televisive e le case discografiche, che non pagano più il lavoro di scouting né le ricerche di mercato, sapendo che l’artista vincitore farà vendere abbastanza da rendere sensati gli investimenti per pubblicare il suo album, prima che sparisca oscurato dalla nuova meteora nascente.

C’è ancora spazio per lavorare nel campo della musica, a parte per quelle poche decine di artisti prescelti dalla grande industria?

Per chi vuole assolutamente rimanere nel settore, ci sono diverse strade: la prima è considerare la musica come un secondo lavoro, per cui gli introiti per le esibizioni dal vivo, i diritti d’autore, gli streaming su Spotify e gli incassi pubblicitari da Youtube cosituiscono un valido modo per arrotondare il proprio stipendio, facendo qualcosa di divertente.

La seconda è suonare musiche di altri. Il settore della musica dal vivo è sempre fiorente, ma se si vuole essere pagati abbastanza bisogna proporre i brani che la gente già conosce: i cachet dignitosi vengono riservati alle tribute band, ai deejay, alle orchestre di liscio, ai pianobaristi, ai professori delle orchestre classiche (dove sono rimaste). Resta da vedere se e come vengono assicurati alcuni diritti (malattia, maternità, pensione) a questi lavoratori, ma questa è un’altra storia.

La terza strada è spesso combinata a una delle prime due: insegnare musica. La richiesta di educazione musicale è in aumento, e chi non insegna nelle Scuole Secondarie di I grado (o ancor meglio nei Licei musicali o nei Conservatori) lo fa nelle migliaia di scuole di musica private disseminate sul territorio nazionale, o privatamente a casa propria.

Altra possibilità, quella di dedicarsi alle professioni connesse all’esecuzione musicale vera e propria: fare il fonico, dal vivo o in studio, è la strada scelta da molti. Benché si possa registrare un disco in casa con una spesa in attrezzature ormai alla portata di tutte, per ottenere il suono giusto non si può evitare di rivolgersi a un professionista che offra il proprio know-how in termini tecnici e di gusto musicale. Anche il settore dell’organizzazione di spettacoli ha un grosso tasso di domanda di lavoro: gli eventi hanno bisogno di professionalità spesso poliedriche che si occupino degli aspetti logistici, burocratici e di pubbliche relazioni, un cocktail fondamentale per rendere possibili – e soprattutto frequentati e remunerativi – gli show.

C’è infine il settore della musica per video, teatro, videogames. È la strada che ho scelto io, sia perché la vocazione compositiva è in me la più forte, sia perché mi consente di conciliare gli altri impegni: anch’io, infatti, sono un “secondolavorista”. Ottenere l’attenzione e l’interesse degli studios di Hollywood non è impresa semplice, ma esiste uno stuolo di registi e produttori locali che ha la necessità di sottofondi musicali per i propri video (siano essi documentari, presentazioni aziendali, spot, o altro ancora). Per andare oltre i confini delle conoscenze personali all’interno della mia regione ho deciso di aprire un sito personale, www.suonimusicaidee.it, in cui propongo un catalogo di brani musicali adatti alle più diverse tipologie di video, o di app, o di spettacolo. Il produttore può sfogliare il catalogo (anche da un punto di vista sonoro) e scegliere i brani più adatti, ottenendo in pochi passaggi online la licenza necessaria per utilizzarli nel proprio progetto. È un modello vincente soprattutto dal punto di vista dell’efficienza: il sito riceve circa una richiesta di licenza ogni giorno, richiede pochi click da parte mia e mi consente di dedicare il resto del tempo alla composizione di nuovi brani.

Quali sono le competenze necessarie per lavorare nel mondo della musica?

Alcune, ovviamente, variano a seconda della professione specifica tra quelle elencate nella carrellata di cui sopra. In generale, comunque, oltre a una massiccia dose di passione, serve una grande duttilità e una conoscenza almeno di base in questi settori “limitrofi” alla musica vera e propria: il diritto d’autore, le tecnologie audio, i social media. Se poi uno dispone anche di competenze più specifiche, questo va tutto a suo vantaggio: nel mio caso, la conoscenza delle tecniche di web-design e programmazione informatica mi ha consentito di inventare il sito tramite cui propongo i miei brani come colonne sonore per video.

Lorenzo Tempesti

 

Ritratto di Lorenzo TempestiLorenzo Tempesti è un compositore di colonne sonore di Udine, in Friuli Venezia Giulia, specializzato nella realizzazione di sonorizzazioni per audiovisivi, che propone tramite il sito www.suonimusicaidee.it

Diplomato in Operatore dei Beni Culturali e dottore magistrale in Musicologia con laurea conseguita con lode presso l’Università degli studi di Udine, ha acquisito una formazione multi-disciplinare anche grazie alla frequenza di numerosi corsi e seminari nei campi della composizione, della computer music, dell’organizzazione di spettacoli, ottenendo tra l’altro la certificazione Steinberg Educational per docenti di informatica musicale. Ha ottenuto l’abilitazione all’insegnamento per le classi di concorso di musica (A031 e A032) presso la SSIS Veneto e per la classe di concorso di lettere (A043) attraverso il TFA presso l’Università di Trieste.

Ha collaborato all’attività di ricerca nel campo del restauro dei documenti sonori presso il Laboratorio Mirage dell’Università di Udine e successivamente nell’ambito dell’applicazione delle nuove tecnologie all’apprendimento musicale. Ha svolto attività didattica per scuole, enti di formazione, istituti di educazione musicale. Ha partecipato alla fondazione del sito www.musicologi.com e dell’Associazione Musicologi, di cui è stato presidente dal 2001 al 2007. È stato membro del comitato tecnico-scientifico della Discoteca Regionale del Friuli-Venezia Giulia e della Commissione tecnico scientifica per la formazione online della Società Italiana per l’Educazione Musicale (SIEM). Vanta la partecipazione a numerosi spettacoli in qualità di pianista e tastierista in area jazz, pop e rock.

 

Link utili:

capiRIGHT – il videocorso gratuito di copyright a cura di Lorenzo Tempesti

www.suonimusicaidee.it – per chi ha bisogno di musiche per i propri progetti culturali

 


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